giovedì 18 dicembre 2008

...quando una parola spegne la passione.

...non capiterà solo a me, voglio sperare! tutto l'entusiasmo per la Tecnica Alexander sembra svanito, scomparso, rarefatto...ho trascorso giorni e giorni, settimane e settimane a leggere e rileggere righe su righe, a scrivere e riscrivere frasi su frasi, in cerca di una loro leggerezza, di una poeticità della scrittura... Ho preso l'aria e l'ho infilata nei buchini delle 'o', l'ho trasformata in serpentine d'argento finissime intrecciate nelle pance abbondanti delle 'a' per dare respiro alle mie nuove e meravigliose scoperte. Ho scavato in un mondo sconosciuto alla ricerca di una strada alternativa, mi sono vista cambiare con la lente di ingrandimento e ho osservato ogni singolo rossore, ogni piccola lacrima e tremore, con l'anima che sorrideva. E che, in realtà, ancora sorride.

martedì 16 dicembre 2008

Julian Beck

...il teatro è nel mondo, il mondo è nel teatro, il teatro è nelle strade, le strade nel teatro, e avendo sempre come obbiettivo quello di unire, allora ogni sforzo per trovare modi per sollecitare il pubblico, spingendolo a entrare, partecipazione, il famoso coinvolgimento, senso della vita, essere tutt'uno, recitare insieme...

                                                                                                          Julian Beck - Living Theatre (1979).

Questo il senso del teatro del Living. Questo il senso della Peste di Artaud. Che senso ha mostrare i percorsi della malattia? guardarsi intorno e percepire nell'altro il nemico. Quell'altro che è portatore di contagio, di morte. Che senso ha rotolare per terra in preda agli spasimi? perchè questa angoscia? perchè l'urlo artaudiano? cos'é l'urlo artaudiano? da dove viene? dove vuole andare? un tappeto sonoro che da respiri affannati cresce, cresce, cresce, travolge orecchie ancora troppo vergini. Cosa voleva dire Artaud? e Julian? cosa abbiamo voluto dimostrare, noi Mysteries 2008? La nostra Peste è stata corale. Eravamo parti di un unico organismo che si diramava nello spazio, fin negli angoli nascosti dietro alle ginocchia di spettatori attoniti, tra le mani strette e stropicciate dall'attesa di una fine, una qualsiasi, basta che finisca, ora. Perchè mi muori affianco? perchè scivoli giù dalle scale vestita di rosso? Respira ancora, respira. Guardami ancora, guarda. Non hai ancora slacciato l'ultima scarpa, vuota. Mysteries è la voce rassicurante di Cathy, a volte un po' severa, assaporata ad occhi chiusi. Mysteries è un accordo che muore in un abbraccio, è mani che toccano la schiena, contano le vertebre una ad una, accarezzano i lombi e poi le orecchie, cercano i luoghi del dolore. Mysteries è sussurrare un segreto a un uomo incantato, cullarlo senza troppi perchè, vivere con lui il momento.

Ricercare lo sguardo dell'altro per trovare gli stessi desideri.

lunedì 15 dicembre 2008

Mysteries 2008

Di ritorno da una settimana teatrale intensiva al Teatro Nucleo. Beh, sono abbastanza devastata. Dovrei fermarmi un attimo e riordinare le idee, pianino pianino. Ma il mio caro Alexander mi chiama, sussurra qualcosa prima all'orecchio destro, poi a quello sinistro, così che dovrò far si che  l'esperienza sia pian piano digerita, e solo più tardi interpretata, pensata, incorporata. In primis la peste di Artaud. Dios, troppi pensieri. Chiudo. La tesi mi chiama. E anche i miei polpacci e i muscoli delle cosce: non sono mai stati così presenti e doloranti.

Mysteries, Cathy Marchand, Living Theatre. E i complessi personaggi del Teatro Nucleo.

Dio mio. Che casino. 

domenica 7 dicembre 2008

altroviaggio.

aspettando il Living Theatre... non me lo immagino. non sto nella pelle. Mi perderò in una settimana sospesa nel tempo e nello spazio, staccherò la spina da tutto ciò che non mi fa volare.

sabato 6 dicembre 2008

Zona Creativa. Liberi.

...ieri ho riscoperto il piacere del ritmo, la gioia del canto a squarciagola senza preoccupazioni, occhi che brillano guardandone altri, condivisione in palmo di mano, un'aria di festa che non può ferire, da qualsiasi parte il vento voglia girare.

...rotola rotola rotola ire, rotola rotola rotola... Guarda davanti, ma solo un pochino. Stai nel momento, è giallo, rosso, verde, blu, viola... non chiederti dopo chissà quale sarà il suo colore. 

...quando siedi, siedi

quando cammini, cammina

quando lavori, lavora.

giovedì 4 dicembre 2008

...intransizione.

...il teatro mi permette di non appartenere a nessun luogo, di non essere ancorato a una sola prospettiva, di rimanere in transizione. Col passare degli anni, provo dolore alle ginocchia e dolce tepore come artigiano di un mestiere che, nel momento in cui si compie, scompare. 

                                                                                                            (Eugenio Barba, in La canoa di carta)

'Intransizione', per dichiarare una passione. Per immergermi nelle sue ragioni d'essere. Perchè la mia vita è sul treno, e non sono ancora sazia.