martedì 5 maggio 2009

...briciole di sogno.

La cosa che più mi infastidisce, è che poi piano piano mi passa la voglia. Forse non sono pronta io. Forse non è il mio momento e non lo sarà mai. Ma se la domanda è "qual'è la tua urgenza?" io non posso che rispondere "il teatro". Per il teatro, questo enorme personaggio che sovrasta la mia vita (meglio, che è la mia vita), io rinuncio a tanto. Io do tutto, per il teatro. TUTTO. Perchè mi ha salvata, mi ha nutrita nel momento più tragico, è stato compagno e fratello. E lo è tutt'ora. 

Allora, qual'è il vero conflitto? Il conflitto è con il teatro o con "lei"? è il teatro, o la paura di vivere quella che dovrebbe essere un'esperienza ricca, emozionante e di crescita sempre con quel filo d'ansia di non riuscire, di non sapere... scegliere le parole con estrema cura, quasi patologica... allora si tratta di scegliere se in questo momento ho davvero bisogno di questo oppure no. Perchè probabilmente il problema è mio...sono io che non sono in grado di gestire questa situazione, ho preso troppi impegni, troppe strade, troppe... sempre per lui, il mio amore teatro. E poi chissà cos'è il teatro, mi dico!!! chi lo sa cos'è il teatro, eh? CHI LO SA?????????????

Era da un po' di tempo che non mi sentivo così arrabbiata, così incazzata, così con la voglia di gridare al mondo che IO  NON SONO IL T. N.!! si, proprio così, come dice L., IO NON SONO IL T.N.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! io non voglio piegarmi a tutti i suoi ordini, non voglio dover accettare sempre e ad ogni costo tutti i suoi capricci, che poi forse capricci non sono... perchè proprio in virtù di un percorso di cambiamento personale sto imparando a essere un po' più flessibile, a moltiplicare i punti di vista, a sentire più pareri..  

Io non voglio finire a Ferrara a fare la sua schiava. Io voglio imparare, imparare, prendere tutto ciò che posso, ma non posso, non posso, non posso e non posso trasferirmi dentro il teatro Julio Cortazar, piantare lì le mie tende, i miei picchetti... io ora non me la sento... forse tra alcuni mesi sarà diverso... ma ora ho altri 2 progetti in ballo, un gruppo di compagni che non posso abbandonare, né voglio... ho dato tanto a loro e loro hanno dato tanto a me.

Probabilmente non diventerò mai una professionista, mai. Forse il teatro ha in serbo per me tanti regali, ma non quello del professionismo. E andrà bene così. 

Per ora ascolto il mio cuore. E lui mi dice di non lasciare ora quello che ho iniziato in questi mesi.

sabato 2 maggio 2009

Incredula, simplemente.

...non ho parole... solo immagini e sorrisi infiniti.

domenica 8 marzo 2009

...appunti su Cesar Brie.

"Il teatro vive e muore nel presente. Vuole dire il presente, rivoltarlo, sviscerarlo, spremerlo. Perchè, racchiuso nel bozzolo di un'opera, possa restare, come credevano gli alchimisti di un tempo, l'oro puro dell'inquietudine, quella luce tremolante che non lascia in pace le ore" (Cesar Brie)

sabato 7 marzo 2009

...bivio.

...non lo so se sto scappando, non lo so, non lo so, non so più che pensare... è tutto così ingarbugliato, e io sono sola stretta al centro del nodo, mi stringe alla gola e io non so più, non so, non so più. ciò che dovrei fare è FERMARMI, dovrei fermarmi e respirare, osservare, capire... ma più vado avanti più ho paura di fare la cosa sbagliata, un giorno penso A e il giorno dopo C. Non lo so se dico NO per paura, per fuggire, per non dovermi fermare davvero, non lo so. Domani è un altro giorno, avrò un'altra risposta. Un'altra domanda?

Il corpo ritrovato. E anche di più.

Piccole suggestioni sul corpo ritrovato, mi risuonano dentro. Anzi, rimbombano.

Noi siamo ben oltre le parole. (Friederich Nietzsche)

Dietro ogni parola, c'era una volta un gesto. (André Leroi-Gourhan)

In ogni presa di coscienza vi è una crescita d'essere. (Guston Bachelard)

La conoscenza è questione di fare. (Jerzy Grotowski)

Il nostro pensiero non è se non un gioco molto raffinato della vista, dell'udito, del tatto: le forme logiche sono leggi fisiologiche delle percezioni dei sensi. (Friederich Nietzsche)

La nostra capacità di ascolto, cassa di risonanza della nostra interiorità, si modula sull'apertura dei nostri sensi al mondo. (Ivano Gamelli)

...l'intero è contenuto in ognuna della parti che lo compongono. (Ivano Gamelli)

In ogni gesto c'è la mia relazione col mondo, il mio modo di vederlo, sentirlo, la mia educazione, il mio ambiente, la mia costituzione psicologica, il mio modo di offrirmi, tutta la mia biografia. (Umberto Galimberti)

L'avventura evoca il tempo e fa vivere il corpo. Il corpo, attraverso l'avventura, esercita la presa sul mondo. (Riccardo Massa)

...le parole di Federico Fellini: "Se tutti facessimo un po' di silenzio forse qualcosa potremmo capire".

...e di Eduardo Galeano: "Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: 'come spiegherebbe a un bambino che cos'è la felicità?' 'Non glielo spiegherei', rispose, 'gli darei un pallone per farlo giocare' ".

mercoledì 4 marzo 2009

...toccare la luna.


...ho voglia di volaaaaaaareeeeeee!!!!!!!!! dispiego le ali, sono in alto, in cima, più su e poi... ...trac! perdo una piuma, poi due, e mi tengo a mezza altezza... c'è qualcosa che voglio raggiungere ma non capisco bene cosa.

E' buffo guardare negli occhi la persona che hai amato per anni e scoprire che non hai più alcuna carezza da regalargli. E' buffo? O è triste? non riesco ancora a distinguere il sapore che mi ha lasciato in bocca. 

Non ci sono più odori di casa a cullarmi. Tutto è straniero. Meravigliosamente straniero. Non c'è più la luce arancione che mi picchietta le palpebre la mattina. Campanellini appesi in aria. Dita che cercano i riccioli nel buio, li giocano, li osservano. Odore di casa, sempre, per mesi, anni. Colori che conosco, e ora così lontani.

A tratti entusiasta dei nuovi sapori, dei nuovi ritmi e tempi. A volte denti stretti e pensieri confusi stordiscono.

Adesso che il tempo sembra tutto mio

e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,

adesso che posso rimanere a guardare 

come si scioglie una nuvola e come si scolora,

come cammina un gatto per il tetto

nel lusso immenso di un'esplorazione, adesso

che ogni giorno mi aspetta

la sconfinata lunghezza di una notte

dove non c'è richiamo e non c'è più ragione

di spogliarsi in fretta per riposare dentro

l'accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta, 

adesso che il mattino non ha mai principio

e silenzioso mi lascia ai miei progetti

a tutte le cadenze della voce, adesso

vorrei improvvisamente la prigione.

                                            (Patrizia Cavalli)

martedì 17 febbraio 2009

La bandiera dello straniero. Non così straniero.

...abbiamo detto addio alla nostra terra. Le abbiamo voltato le spalle, senza neanche un fazzoletto per asciugare le lacrime. Le abbiamo lasciate evaporare, sole solette, senza speranza di nutrimento.

Sono stanca, ora sono stanca davvero. Sono stanca di vivere in un mondo che non mi somiglia neanche un po'... sono stanca perchè la mia isola è stata venduta al passo dello straniero e del banditore malandrino, colui che vende bolle di sapone e noi lì, lì, a bocca aperta ad aspettare che si tramutino in monetine d'oro.

Sulle onde dei nostri mari, su ogni granello di sabbia, su ogni pugno di terra e ciuffo d'erba, su ogni petalo di ginestra e su ogni angolo di marciapiede, gli abbiamo permesso di piantare le sue bandiere, di elevarsi e gridare che siamo suoi, siamo suoi, suoi ancora una volta e ancora di più, sempre di più.

Non è sufficiente il grido di mezzo mondo a svegliarci, non ce la facciamo, siamo prigionieri delle sue manie di grandezza. Ci piace troppo sentirci grandi, ne abbiamo troppo bisogno. Non siamo capaci di strappare le sue bandiere, siamo realmente troppo, troppo fragili. Siamo imprigionati nella sua ragnatela, nei fili viscidi del soldo e dell'illusione, e non sappiamo più stupirci, non sappiamo più indignarci, non sappiamo più gridare, non sappiamo più credere a niente, riusciamo solo a farci incantare da una vita che lui ci sta costruendo pezzo per pezzo: la sta dosando, programmando, montando, millimetro per millimetro.

Mi dicono che sono bimba, mi dicono che non ho i piedi piantati in questo mondo, che devo smettere di sognare. Ma io non ce la faccio, non voglio perdere lo stupore, non voglio tarpare le ali alle mie emozioni, non riesco a smettere di cercare un modo di vivere diverso, lontano.

Mi chiedono cosa cerco nel teatro. Davanti a uno yogurt e a un cucchiaino di miele, con le occhiaie di una notte non dormita, ho capito. Nel teatro, come in tutto quello che faccio, cerco ciò che manca. Comunità. Comunicazione. Contatto. Cuore e pancia. Cerco l'arte come atto sociale. Cerco bolle di sapone che lì si, in quel luogo si, si trasformano in elefanti e poi in sciami di api, in zampilli luccicanti e risate di fate.